ederdisia.com

In evidenza:


Entrelacs du rêve

(Atmosphere Records, AR004)

Entrelacs du reve

BUY!








  facebook Instagram last.fm

Reverbnation youtube _logo



PORTFOLIO

disoitri
sonia
doberdò
21.3.08
phalène d'onyx
great simone
trav
disobosco
korita



L'Art et la Mort
  1. Qui, au sein...
  2. Quand nous reverrons-nous?
  3. Kyfi
  4. Lune et arcades
  5. Ostia
  6. N'importe où hors du monde
  7. Neue Wirklichkeit
  8. Ewig-Dunkel
  9. Et je me souviens aussi de...

L'Art et la Mort

Questo lavoro di Autunna et sa Rose si presenta piuttosto diverso e ancor più vario al suo interno rispetto alle precedenti opere, perseguendo l’idea fissa del concept secondo differenti schemi e strategie. Dopo aver infatti raggiunto l’apice concettuale con l’opera di teatromusica Sturm, la cui sceneggiatura è stata completata e definitivamente risistemata nel 2003, e dopo avere offerto un saggio della capacità esecutiva ed espressiva in una speciale esibizione live immortalata in Odos eis Ouranon, doppio CD con Ataraxia di recente uscita, si è scelto di lavorare su un’idea a prima vista scontata, magari già percorsa da diversi musicisti con alterno successo.

Si tratta quindi di una collezione di brani di artisti di un recente passato, perlopiù di genere wave-gothic/industrial, e già da questi portati al successo, ma ora sapientemente “riveduti e corretti” secondo una sensibilità contemporanea ed una chiave di lettura basata su inaspettate riverberazioni letterarie che a nostro avviso le songs originali potrebbero avere avuto fin dalla loro primitiva creazione. Seguendo quindi una sorta di processo di destrutturazione di stampo cubista, come in un quadro di Braque i brani originali sono stati fatti a “pezzettini”, tessere di un puzzle ulteriormente tagliuzzate, contaminate e sbrindellate, ogni volta in base a parametri diversi a seconda delle varie esigenze del caso, per poi essere ricomposti con esiti spesso sconvolgenti, tali da far assurgere le composizioni ad una nuova vita, solo apparentemente indipendente da quella cellula che le aveva generate.

Accanto al concetto strettamente compositivo sopra descritto, è però di fondamentale importanza l’insieme di connessioni letterarie cui il lavoro nel suo complesso s’affida, in grado di tracciare un percorso spirituale  volto a stimolare in noi tutti l’indagine sull’essenza intima della morte, dell’anima e della vita eterna, e che vede ancora in Antonin Artaud il suo profeta sublime.
Recuperando quindi vari scritti di autori cari e già citati in passato, si è cercato di stabilire un “ponte” tra le epoche, avvicinando idee musicali moderne a parole e versi poetici di un secolo fa, o comunque del secolo che ci ha abbandonati, al fine di ribadire il senso profondamente atemporale dell’Arte, rivalutando nel contempo il ruolo dell’Opera, come se dissociata in verità dal proprio autore. Una figura che, al mondo d’oggi, ha finito purtroppo per acquisire eccessiva importanza, al punto di generare situazioni paradossali, come quelle riguardanti alcuni musicisti che si sentono più corrisposti nel proporre soltanto brani altrui, specificandone sempre bene l’autore e facendo l’impossibile per assomigliare a questo, in un’assurda ricerca di spersonalizzazione creativa la quale ha come unico fine il riuscire a clonare il successo dell’altro: vedi il dilagante fenomeno delle cover-bands.
Pertanto il lavoro di ricerca e rielaborazione creativa svolto sopra questi brani è da considerarsi assolutamente corposo e produttivo: in sostanza, le opere devono essere veicoli di idee ed emozioni a più ampio spettro di rischio, esse possono cioè comunicare DI PIÙ di quanto noi tutti abbiamo mai immaginato e il nostro scopo è soltanto quello di CERCARE queste emozioni diversificate mostrandole a chi avrà la pazienza di ascoltare.


Ovviamente questa rielaborazione è stata frutto di una profonda interiorizzazione dei messaggi originari, e non a caso il lavoro parte proprio da una rivisitazione ampliata del nostro vecchio brano L'Art et la Mort (reintiolato Qui, au sein… che è infatti il titolo dello scritto qui recuperato), riferito all’omonima opera di Artaud, la quale infatti dà giustamente titolo all’intero progetto.

La citazione artaudiana prosegue pure nel secondo brano proposto, Quand nous reverrons-nous?, destrutturazione di Decline and Fall dei Virgin Prunes con testi recuperati dallo stesso lavoro del geniale autore francese. Seguono due omaggi a bands amiche le quali hanno peraltro influenzato la mia crescita musicale: Tuxedomoon in una sognante versione in chiave minimalista di Egypt (qui reintitolata Kyfi), riplasmata per piano e chitarra elettrica, ma in grado di conservare storiche inclinazioni improvvisative; Ataraxia con un’eterea versione di Canzona per trio soprano/violoncello/pianoforte, unico brano di cui s’è deciso di conservare il testo originale di Francesca Nicoli, ricco di suggestioni poetiche e non a caso già citato nella seconda scena dello Sturm, da cui il nuovo titolo assegnatogli, Lune et arcades, con riferimento alla scena in cui il personaggio Lybra scende dalla luna di ottobre.

Per lo stesso organico è stato scritto anche il successivo brano Ostia, destrutturazione sostanziale dell’originale Ostia (The Death of Pasolini) dei Coil, destinata qui a recuperare uno degli ultimi scritti del poeta-regista friulano, incredibilmente impregnato di lugubri presagi di quella che sarebbe stata di lì a poco la sua tragica fine.

Ancor più stretto il legame tra il successivo brano e l’opera letteraria qui presa in esame, della quale si può affermare essere intrinsecamente “figlio”: Anywhere out of the World è, oltre che il titolo di uno storico brano dei Dead Can Dance, soprattutto un famoso poème en prose di Charles Baudelaire, da questi sottotitolato appunto N’importe où hors du monde. Il dialogo tra il poeta e la sua anima ivi narrato è la struttura chiave del brano, scheletro della sua destrutturazione che poggia comunque su precisi (per quanto ben nascosti!) riferimenti al pezzo di Brendan Perry.

Con piglio assolutamente ironico, come lo stesso gruppo sloveno avrebbe osato fare, si è operato per destrutturare Leben-Tod dei Laibach, qui reintitolata Neue Wirklichkeit, lasciando spazio a ritmiche irridenti e riconducendo il tema del brano alla filosofia e all’opera del grande pittore-architetto viennese Friedensreich Hundertwasser, qui citato in una sua celebre massima e per di più ricordato per aver giustificato la possibilità di un’esistenza dopo la morte.

Accentuando toni esasperati si arriva quindi ad un vero e proprio tripudio del noise grazie a Ewig-Dunkel, versione destrutturata e ricomposta elettronicamente di uno storico brano degli Einstürzende Neubauten, Der Tod ist ein Dandy, avvicinato qui all’opera teatrale di Hugo von Hofmannsthal intitolata Der Tor und der Tod e della quale si è recuperata la parte finale in cui il signor Morte pronuncia lapidarie funebri frasi dopo avere condotto il protagonista alla fine, prima di prepararsi ad uscire di scena scomparendo nel vuoto più buio del Nulla eterno...

Il lavoro trova infine la sua naturale conclusione grazie ad una destrutturazione perversa - come già solo il celebre gruppo inglese poteva ispirare - del brano Antonin Artaud dei Bauhaus, qui reintitolato Et je me souviens aussi de… ed affiancato ad uno degli ultimi scritti eretici del genio francese, ormai giunto ad uno stadio di follia e totale degenerazione, come risultato dell’innumerevole serie di elettroshock sofferti nei lunghi anni dell’internamento psichiatrico. La tecnica dell’utilizzo esclusivo di voci, spesso distorte e deformate in modo inumano richiama alla mente quelle voci interiori, testimoni del suo profondo stato di totale alienazione nel quale egli si era venuto a trovare poco prima della fine.

 

PERSONNEL

Sonia Visentin  soprano
Simone Montanari  violoncello
Gianluca Lo Presti  chitarra elettrica, elettronica, programmazione
Saverio Tesolato  voce, pianoforte, effetti percussivi, radio, sampled orchestra, composizione

con
Laura Lo Buono  violino in Neue Wirklichkeit


Autunna et sa Rose - Via Eridania 179/D - 45030 S. M. Maddalena (RO) - Italy
autunna@libero.it - www.ederdisia.com