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Né l'être.. éternel

Né l’être…

 

1.      Son nom est Douce

2.      Rose jaune de Novembre

3.      Stimmung

4.      Temps fumé

 

Eternel

 

I.       ADAGIO – La coltre dell’ombra

II.     DISTURBATO – La pioggia infinita

III.   IRONICO CON BRIO – Con lentezza

IV.  RILASSATO (FINALE RONDO') - Memorie

Né l'être... éternel 

Il lavoro si compone di due parti distinte: la prima contiene una collezione di quattro brani per trio voce/violoncello/pianoforte (Né l’être...), mentre la seconda trattasi di un esperimento sonoro teso a ricreare – utilizzando oltre ad alcuni strumenti acustici, un sofisticato impianto di campionamenti – le sonorità di un'orchestra tardoromantica (ma non senza evidenti influssi ed elementi contemporanei) nella composizione di carattere sinfonico Eternel. La suddetta opera in quattro movimenti è connessa all'omonimo lavoro teatrale, il quale presenta al suo interno i momenti in cui la narrazione è associata ed accompagnata dai corrispondenti interventi musicali.

Il tema trattato è la morte, intesa nel senso e con le connotazioni che perlopiù erano solite darle le popolazioni antiche, e che più di recente le attribuivano i contadini, abitanti di un mondo oggi scomparso: una morte vista come una parte della vita, una vita stessa "regolata" dal sogno, dove si possono "sentire" le anime ed incontrare gli angeli può essere reale... Alla fine ciò che rimane è un forte senso di nostalgia, infuso nel tessuto sonoro, ora minimalista, ora più epico e maestoso: quel senso di serenità profonda che a noi vivi fortunati rimane della morte vissuta con gli occhi ancora lucidi di chi mai potrà dimenticare.

Fondamentale inoltre è la ricerca vitale di un simbiotico rapporto con la Natura, che può farci vedere e vivere, rifrangendosi all'interno del nostro personale mondo interiore, specularità inaspettate: il ponte del supposto trapasso da uno stato all'altro, se oniricamente visto riflesso su due piani perpendicolari, ci dà la visione dell'infinito, del simbolo della continuità immerso in una natura tanto accogliente quanto immutabile ed eterna.

Un lavoro che apre le porte del Tempo, supera e trascende ogni brama apocalittica dei più dissacratori profeti e scardina le barriere dell'ipocrisia moderna, conducendoci verso un'era di Verità e totale espressività dello Spirito puro…


Eternel - movimenti

I. ADAGIO come una cerimonia funebre in collina

La coltre dell'ombra narra della leggenda secondo la quale i cimiteri nacquero per volere del vento, impietosito dall'incessante errare delle anime nel cielo sopra le teste dei vivi. E' la fantastica storia per la quale nei luoghi in cui i morti poterono finalmente fermarsi a riposare i loro corpi esausti, il terreno divenne così incredibilmente fertile che vi crebbero i fiori più belli.

Nota: nel trasporre questo racconto in musica si è tentato un esperimento: tre voci diverse hanno scelto di cantare solo le frasi della narrazione che dopo la lettura più ricordavano e che perciò erano rimaste loro maggiormente impresse. Si è deciso di non sovrapporre parole cantate e musica nello svolgimento dell'intero brano, affinché entrambi i mezzi potessero essere autonomi, nel tentativo di rendere un'intensa emozione e perché nessuno dei due linguaggi venisse allo altro in qualche modo subordinato.

II. DISTURBATO come un pomeriggio di pioggia con tristi pensieri

La pioggia infinita è da considerarsi il movimento atipico dell'intero progetto, sia perché in esso la protagonista è ancora "presente" e sia perché è l'unico racconto che, secondo noi, esprime altre cose oltre a quelle di cui parla. La frase iniziale "Ogni goccia di pioggia è un bacio del cielo" desidera essere un omaggio all'opera di Friedrich Hundertwasser, e con i dialoghi che aprono la narrazione il tributo all'artista diviene più esplicito ("Lei fantasticava quanto doveva essere bello camminare sui tetti con il sole che scintillava a colori dai cristalli dei camini").
La storia è quella di un angelo venuto ad accompagnare una solitaria ragazza triste verso posti in cui potrà essere libera, un angelo venuto a portarla lontana da quel "mare d'impotenza che lentamente la sta immobilizzando dall'interno"... un male con un nome tanto lungo e terribile che lei nemmeno vuole imparare.

Nota: musicalmente il brano è stato concepito come una sorta di colonna sonora al testo e come completamento delle parole nel tentativo di creare l'immagine, in modo da sottolineare i diversi stati d'animo che durante la narrazione si susseguono.

III. IRONICO CON BRIO come la vittoria ad una partita a nascondino

Con lentezza: è un piccolo flauto che ci accompagna in un mondo fatato in cui le voci scure della vita si contrappongono ad una forte spiritualità intrisa di amore e nostalgia.
Con lentezza è un viaggio un po' ironico in un mondo fantastico: un viaggio ironico che a volte sembra il solo modo per vincere la tristezza che spesso entra nelle nostre anime.
...Perché più non sia quello che la beffarda voce dell'esperienza ripete:
"...posson tornare parole grigie a graffiare il cielo e gli uomini tristi negli occhi, se il sole filtrerà dagli alberi ed il mare canterà ancora..."

IV. RILASSATO come colui che ammira partecipe la natura, con FINALE RONDO'

Memorie non è che un canto di uccelli, che da lieve come una pioggia di primavera diviene rotondo e pieno.
Memorie non è che una luce che lentamente perde il riflesso viola della notte e prende quello giallo del sole.
Memorie sono tre persone in circolo di fronte al mistero della morte.
Memorie è lo spirito guida del sogno che allo spuntare del giorno è rimasto a volteggiare tra i rami.
Memorie è la vaga sensazione del risveglio: il sentore che non esistano vere barriere tra la vita e la morte.
Memorie è l'alba.


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